25 Aprile con gli alpini


AlpiniInnanzi tutto un grazie molto sentito alle tre associazioni che hanno organizzato la serata: i Combattenti e Reduci, il Fontanile e le ACLI. E ovviamente al coro! È stata una serata che ha entusiasmato tutti.

Simpaticissimo oltre che bravissimo, il coro ANA Monte Cervino di Gessate, del quale fa parte il nostro concittadino Piero Dosmo, ha stemperato l’aura di (buona!) retorica che spesso accompagna simili commemorazioni. Eccellente la direzione del Maestro Costante Ronchi, che ha saputo bilanciare qualche frizzo con la commozione ispirata dai canti legati alle guerre, culminati con il celebre Signore delle Cime eseguito sull’attenti e concluso con il saluto militare. Da brivido.

Al termine del concerto, un giovane mi ha detto: «se penso che quei nostri soldati avevano ventidue anni, non riesco a trattenere le lacrime». Già, chi più o chi meno, erano quasi tutti molto giovani. Come un po’ dappertutto, i nomi dei rodanesi caduti sono incisi sul monumento, ci si commuove e li si ricorda in giornate come questa, ma è come se si dimenticasse – o, per i più giovani – come se non ci si rendesse conto che essi sono davvero esistiti, che hanno davvero affrontato esperienze inenarrabili e la morte, che sono stati e sono davvero pianti dalle loro famiglie. Che praticamente tutte le famiglie hanno, nella loro linea ascendente, qualcuno che è caduto o ha pianto. Nel cosiddetto benessere di oggi quegli eventi sembrano tanto lontani, eppure sono ancora in vita persone che li hanno vissuti sulla propria pelle. Passata la festa, tutto torna come prima.

Fa parte della (ribadisco, buona) retorica il ripetere che si deve ricordare perché simili eventi non debbano più accadere, con un corollario sottaciuto (non buono) che le guerre sono “storia” e forse inevitabili. E qui la mia mente si avvita in un mulinello di domande che non riguardano solo l’Italia.

Siamo davvero riusciti, con il nostro ricordare e deplorare, non dico a evitare le guerre, ma anche solo a risolvere le conflittualità quotidiane o quelle politiche? Abbiamo capito che la pace è ben altro che semplice assenza di guerra? Che mondo è quello che manda, come recita un canto, la “meglio gioventù” al massacro e “sotto terra”? Nelle campagne di allora, dalle quali molti sono partiti, quanti sapevano anche solo dell’esistenza dei popoli che sarebbero andati a combattere? Da dove costoro hanno preso l’idea che quelli erano “nemici” o l’idea che, per la propria patria, qui, sarebbero dovuti andare a combattere in altri Paesi? Mi torna in mente un romanzo dal quale è stato tratto un vecchissimo film premiato con l’Oscar, Niente di nuovo sul fronte occidentale… Non esistono guerre sante e neppure guerre giuste…

Fa parte della stessa retorica (che non mi piace) il concetto di “gloria” e di “coraggio”. Mi domando se sia più “glorioso” andare a farsi massacrare o massacrare per obiettivi voluti da qualcun altro, oppure coltivare un campo o, come dicevano un tempo i milanesi, “tirare la lima” per la propria famiglia… Insomma, c’è più gloria e coraggio nell’uccidere e distruggere o nel costruire e vivere la vita attimo per attimo, fatica dopo fatica?

Difficili domande e ancor più difficili risposte, lo riconosco. Ma a me sembra che ricordare una volta all’anno od ogni tot mesi non basti, visti anche i revival di certe tendenze.

A me personalmente non basta. Mi piacerebbe tanto, proprio tanto, che ogni commemorazione fosse accompagnata da un progetto – grande o piccolo, non importa – inteso alla solidarietà, al valore della vita, alla salvaguardia dell’ambiente e quant’altro che durasse non un solo giorno, ma tutto l’anno, un pezzettino alla volta intitolandolo all’evento commemorato: non sarebbe un vero “ricordare”, onorare e far fruttare i sacrifici di allora? Gli alpini, con la loro inossidabile attitudine ad affrontare ambienti e situazioni disagiate, oltre a una buona dose di allegria, si distinguono spesso in progetti di questo genere. Noi, qui, tutto sommato, non abbiamo situazioni di grave disagio, quindi non ci vorrebbe poi tanto…

Gabriella Campioni – Rodano Solidale © RIPRODUZIONE RISERVATA

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