Il discorso del sindaco per la festa del 25 aprile a Rodano


Sembra che il 33% dei nostri connazionali ignori completamente il significato della ricorrenza del 25 aprile. Le parole preoccupate del sindaco.

Care Concittadine e Concittadini, Autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni d’arma, porgo a tutti voi il saluto di RODANO, e Vi ringrazio per la vostra partecipazione alla celebrazione dell’anniversario del 25 Aprile 1945.

Da 73 anni a questa parte in tutte le piazze d’Italia cittadini e istituzioni si ritrovano per ricordare, parlare e trarre insegnamenti da quelli che furono i giorni che posero fine al “periodo oscuro, che aveva stravolto la fisionomia del nostro Paese, con le leggi razziali, con la soppressione delle libertà, con l’accantonamento e la compressione del rispetto dei valori umani e della dignità di ciascuno”. Sono le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Più di settant’anni di celebrazioni, ricordo, memoria. Appare a tutti evidente come il tempo rischi di logorare la memoria stessa e, con l’andar del tempo, gli eventi storici che si commemorano rischino di perdere il loro significato originale.

In un’indagine apparsa lunedì scorso sul Giornale, intervistando un campione nazionale di cittadini al di sopra dei 17 anni è emerso che il 33% dei nostri connazionali ignora completamente il significato della ricorrenza del 25 Aprile. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare la maggiore ignoranza sul significato del 25 Aprile non si rileva nelle generazioni più giovani ma in quelle la cui età è compresa tra i 25 e i 45 anni circa dove circa il 40% degli intervistati ha dimostrato di non sapere cosa si festeggia in questa giornata.

Perché siamo arrivati a questo punto? Chi non ha fatto il suo dovere? Cosa è successo in questi anni? Il rischio è che tra qualche anno il 25 Aprile diventi solo un giorno di vacanza in più.

Questo non ce lo possiamo permettere perché la Resistenza fu, senza ombra di dubbio, una delle pagine di storia più importanti della nostra nazione.

Come ebbe a dire il nostro Presidente Sergio Mattarella:

In quei giorni …“Tramontava una falsa concezione di nazione, fondata sul predominio, sul disprezzo dell’uomo e dei suoi diritti, sull’esaltazione della morte e sulla tirannide; una concezione di barbarie, che pure, per numerosi anni, aveva coinvolto tanti e affascinato tante menti.

Il popolo italiano, nel suo complesso, seppe reagire alla barbarie. Recuperò gli ideali di libertà, di indipendenza, di solidarietà, di fratellanza, di umanità, di pace che avevano ispirato i migliori uomini del Risorgimento. Vi fu una reazione diffusa e corale.

Vi furono le avanguardie che, prendendo le armi, costituirono le formazioni partigiane.

Vi furono i militari italiani che si ribellarono al giogo tedesco…

Vi furono più di seicentomila soldati, che rifiutarono di servire l’oppressore sotto il governo di Salò e che vennero passati per le armi, torturati, deportati nei campi di prigionia in Germania.

Vi furono gli operai che scioperarono nelle fabbriche, gli intellettuali che diffusero clandestinamente le idee di libertà, le donne che diedero vita a una vera e propria rete di sussistenza per partigiani, perseguitati e combattenti.

Vi furono uomini liberi che sbarcarono nell’Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà. […] In tante famiglie italiane c’è una storia, grande o piccola, di eroismo. Chi salvava un ebreo, chi sfamava un partigiano, chi nascondeva un soldato alleato, chi consegnava un messaggio, chi stampava al ciclostile, chi ascoltava una voce libera alla radio: si rischiava la propria vita e quella della propria famiglia.

Perché lo facevano?

Coraggio, ideologia, principi morali, senso del dovere, disillusione, pietas umana, senso comune… Tante e diverse furono le storie, tante e diverse le motivazioni. L’insieme di tutte queste fu la Resistenza.

 Ed è per questo che, ancora oggi – senza odio né rancore, ma con partecipazione viva e convinta – ricordiamo quegli eventi così tragici e pieni di valore, senza i quali non vi sarebbe l’Italia libera e democratica, senza i quali non avremmo conosciuto una stagione così duratura e feconda di sviluppo civile, di promozione dei diritti, di pace. “

La resistenza ci ha dimostrato ancora una volta che l’uomo può superare l’apatia, il cinismo e la paura di cui spesso è complice e riuscire nella realizzazione di grandi ideali.

Questo l’insegnamento di grande attualità che la Resistenza ci ha consegnato e che ahimè non siamo riusciti a trasmettere alle generazioni future.

Paradossalmente, se i giovani della resistenza erano impegnati a costruire una patria i nostri giovani sono impegnati ad abbandonarla. Questa situazione potrà solo essere cambiata se come nel 1943 il popolo italiano, e mi riferisco soprattutto a quella fascia di popolazione dai 25 a 45 anni di cui abbiamo parlato sopra, sarà capace di assumere in prima persona le responsabilità che la storia le consegna, spazzare via la propria indifferenza e la propria apatia, il proprio egoismo e tornare a dedicare un po’ del proprio tempo e del proprio essere a questa società.

Rodanesi, non lasciamoci sopraffare dal disgusto, dalla sfiducia nella libertà e nelle istituzioni e dal desiderio di appartarsi, di lasciare che tutto vada alla deriva;  celebrando la ricorrenza della Liberazione volgiamo lo sguardo ad un futuro di ripresa sociale ed economica, di pace e serenità in un’ Italia libera, democratica e antifascista.

Viva il 25 Aprile !!!

Viva l’ITALIA !!!

Buona giornata della Liberazione a TUTTI !!!

 

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