Nonno Vigile… una telenovela già finita?


Passando davanti alla scuola elementare, mi sono piacevolmente stupita nel notare Angelo Moretti, che conosco fin dall’epoca in cui sua figlia frequentava la mia classe trenta e fischia anni fa, assistere nell’attraversamento della strada durante gli orari di entrata e/o di uscita.

Quello è un servizio importante anche in paese piccolo come il nostro soprattutto perché, visti i costi del trasporto “pubblico” (170 euro all’anno per ogni bambino, pare senza sconti per chi ha più di un figlio!), molti genitori si organizzano in modo da portare i figli a scuola in auto, il che produce un po’ di traffico e di confusione in zona.

«Che bello vedere un cittadino cooperare alla vita del paese, – mi sono detta, – e per giunta proprio lui, che è sempre stato disponibile per tante iniziative! E che bello vedere che il nostro Comune comincia a mettersi in linea con le indicazioni Europee sull’importanza e sul bisogno di coinvolgere attivamente le persone nella vita comunitaria anziché fondare tutto su un’assistenzialità per la quale, tra l’altro, non ci sono più fondi!» Ho quindi pensato di inventarmi i panni dell’”inviata speciale” di Rodano News per intervistarlo… e per fare scoperte a dir poco strane.

Prima puntata: 1 Ottobre 2013

Già da tempo, Angelo si è offerto di svolgere vari servizi a beneficio della comunità, ad esempio accompagnare le persone anziane  o sfornite di auto a svolgere qualche commissione o qualche analisi medica. Ovviamente a titolo volontario, del tutto gratis. Nel Maggio dell’anno scorso, gli viene proposta questa vigilanza alla scuola elementare nei giorni in cui i vigili non sono di turno, e Angelo accetta con l’entusiasmo e l’impegno che lo hanno sempre contraddistinto, presentandosi sempre puntuale e con qualunque tempo atmosferico.

Una bellissima cosa, no? Già, ma sarebbe occorso rendere riconoscibile la sua funzione dotandolo di un apposito giubbetto e di una paletta, altrimenti lo si sarebbe potuto scambiare per un tizio qualsiasi che si sbraccia per farsi notare ma senza l’autorevolezza necessaria per fermare o far rallentare le auto… o addirittura per uno un po’ matto o con manie di protagonismo.

Della paletta, racconta Angelo, non si è mai parlato, e il giubbetto è stato promesso ma non è ancora arrivato: forse questo, mi dico, avrebbe tolto all’iniziativa la sua caratteristica di costo zero?  Per giunta, spesso nessuno si prende la briga di informarlo sui turni dei vigili, per cui capita spesso che si presenti del tutto inultimente davanti alla scuola quando ci sono anch’essi, ricevendone la giusta senzazione di un rispetto assai scarso del suo tempo…

Seconda puntata: 8 Ottobre 2013 (una settimana dopo)

Incontro casualmente Angelo e sua moglie per la strada e subito li placco per avere notizie sull’evoluzione della situazione.

È arrivato il giubbetto con la scritta “nonno vigile”! Nel frattempo, però, sono cambiati i turni dei vigili, ai quali è stato affidato il servizio in questione. Anche stavolta, Angelo scopre la novità “sul campo”, presentandosi davanti alla scuola: nessuno si è preso il disturbo di fargli una telefonata per comunicargli la novità o quanto meno per evitargli un viaggio inutile. Risultato: il nonno vigile si auto-licenzia e il giubbetto, accuratamente riposto nel suo involucro, ritorna al mittente, al Comune.

Angelo ci tiene a precisare di aver sempre ricevuto un comportamento corretto da parte dei vigili, i quali, a volte, si sono “inventati” un sopralluogo al parcheggio per lasciare a lui l’assistenza all’attraversamento, ma evidentemente questo suona un po’ come un contentino per consolarlo… Come se lui ci dovesse guadagnare qualcosa.

Che cosa ha causato, allora, questa storia pasticciata? Incuria da parte del Comune, che snobba chi si offre come volontario? Paura che affidare un servizio a volontari diminuisca l’autorità di qualcuno o costituisca un’indebita ingerenza? Mancanza di coordinamento fra diversi uffici? Mah…

La telenovela finisce qui… o è destinata a continuare?

Qualche riflessione

Prima di tutto una riflessione – o meglio un no comment – sul fatto che il trasporto alla scuola dell’obbligo comporti un costo alle famiglie.

L’assistenza durante l’entrata e l’uscita dalle scuole è svolta da anziani in diversi comuni. Ricordo che già dagli anni ’60, negli Stati Uniti, ai “nonni vigili” venivano affiancati a turno uno o più bambini, anch’essi orgogliosamente bardati con giubbetto e paletta, che da quest’attività ricavavano un senso di importanza e di partecipazione, oltre a una forma di educazione stradale “sul campo”.

Come in altri Comuni, mi risulta che a Seggiano si svolga il servizio di pedibus, tra l’altro istituito tempo fa da Nino Ruggieri quando diventò direttore didattico dopo aver insegnato per anni nella nostra scuola elementare. È un’idea semplicissima: “cordate” di bambini aperte e chiuse da anziani che seguono il percorso casa-scuola scandito da vere e proprie “fermate” contrassegnate da appositi cartelli. La conformazione territoriale di Rodano, con lunghi tratti “vuoti” tra i vari nuclei abitativi, non consentirebbe una simile iniziativa, ma la riporto come esempio di come l’inventiva e la buona volontà – da parte sia dei cittadini che delle autorità – possa escogitare soluzioni utili e soddisfacenti… e a costo praticamente zero.

In diversi comuni, agli anziani volontari vengono affidate anche altre mansioni, quali ad esempio la cura delle aree verdi o la collaborazione nelle biblioteche. Anche queste sono tutte attività a costo zero, visto che comunque il materiale e i mezzi necessari sono già in possesso del Comune. Ma a parte il risparmio per le sempre più esigue casse municipali, la cosa più importante è dare agli anziani il senso del loro valore e della loro importanza per la comunità. Il burraco, i pranzi natalizi, le vacanze a costo ridotto e quant’altro sono sicuramente ottime cose, ma che cosa resta nella loro mente e nel loro cuore quando tornano a casa e si ritrovano magari soli, se non l’oscura idea di avere bisogno di tutto e diritto a tutto perché ormai non sono in grado di dare o di fare più nulla, o perché così sono stati abituati dal Welfare State, quello “stato del benessere” che sta cominciando a mostrare le sue difficoltà?

E il valore sociale di queste attività può essere aumentato curando che i gruppi che se occupano siano composti di persone di varie età, il che favorirebbe quel dialogo intergenerazionale che oggi è più carente che mai e la ricostruzione di una comunità nel pieno senso del termine…

Gabriella Campioni © RIPRODUZIONE RISERVATA

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